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Vinitaly 2015 chicche e delusioni

Come ogni anno, eccoci ancora a raccontare della fiera più importante del vino Italiano, o quanto meno, la più pubblicizzata e grande. Partiamo subito dalle solite note dolenti organizzative. Si arriva in fiera e ci si trova una fila galattica “ufficiale” e le solite file dei furbi laterali. Tutti noi siamo muniti del nostro bel qrcode per entrare velocemente con lo smartphone, dopo un buon 30 minuti di coda, ci troviamo all’ingresso e sul più bello… i lettori di qrcode non vanno o forse nemmeno ci sono… gente con il tablet che cerca di far leggere il codice a barre inutilmente… fortuna che è una fiera rodata con centinaia di migliaia di partecipanti. Chiaramente noi ci siamo premuniti delle nostre versioni stampate del biglietto (w l’ecologia e la tecnologia) e siamo agilmente entrati.

Andiamo al sodo, il programma è il seguente: Friuli Venezia Giulia e poi Umbria. Passiamo rapidamente dentro alcuni padiglioni e già vediamo cose strane, come per esempio Prosecchi un po’ ovunque. Così come stand vari di Valpolicella. Iniziamo ad avere il sentore che sarà un vinitaly un po’ incasinato.

Appena entrati in Friuli è d’obbligo registrarsi al bancone dove poi berremo dei Picolit superbi. Pronti via. Cerchiamo di trovare delle cantine tra quelle nel nostro elenco, ma non abbiamo grande successo. Decidiamo di partire da le Vigne di Zamò che sappiamo localizzare molto bene. Assaggiamo prima il Friulano, che ci è parso discretamente buono, acido e fresco con sentori di mandorla amara tipica in chiusura, poi proviamo il Rosazzo (una nuova DOCG) che non ci ha particolarmente entusiasmato anche se di buona beva. Passiamo poi a quello che era il nostro vero interesse ovvero il Merlot. Il base ci è parso decisamente buono, bello varietale al naso e tannico quanto basta in bocca, non lungo, ma buono anche in relazione al prezzo. Poi passiamo ad uno dei cavalli di razza della cantina di Rosazzo ovvero il Merlot vigne 50 anni. L’impatto e notevole anche se molto più chiuso rispetto al collega base. In bocca molto pulito anche se, per assurdo, meno potente. Regna l’armonia e rimane più in secondo piano la varietà. Ci riserviamo di valutarlo meglio in altre occasioni. Una nota davvero positiva è l’accoglienza e la disponibilità che abbiamo trovato al banco, come tutti gli anni del resto.

In seguito ci infiliamo nei mini stand  friulani in ricerca ci Dario Coos (che sempre troppo affollato non visiteremo in questa edizione). Al suo posto troviamo una vera chicca  la cantina Tiare.

tiare1

Già conosciamo per fama il suo Sauvignon, ma non l’avevamo mai provato. All’assaggio restiamo stupefatti da un sentore di pompelmo rosa e da una persistenza astrale… dopo 5 minuti il palato gongola nei sentori floreali agrumati di un Sauvignon superbo! Non contenti proviamo anche l’Empire, ovvero lo stesso Sauvignon, ma versione riserva. Il naso è  più  chiuso e non agrumato anche se molto buono. In bocca bello persistente e più  soft. Ci è piaciuto di più il base, ma anche questo riserva ha una persistenza incredibile. A questo punto ci vien in mente di andare subito a compararlo con un nostro pupillo, il Sauvignon Col Matis di la Tunnella già vincitore del DDR Approved (scheda a questo link). Per prima cosa beviamo un base, che ci sembra discreto, ma più che altro perchè abbiamo ancora in bocca lo spettacolo delle Tiare. In seguito beviamo il Col Matis e rimaniamo ancora colpiti dalla sua freschezza anche se il 2013 non risulta così mentolato e potente come il 2012.

la tunnella

Dopo il giro dei Sauvignon andiamo a trovare una nostra vecchia conoscenza, Le Due Torri, produttore davvero interessante che propone tipicità e ottimo rapporto qualità prezzo. Quest’anno abbiamo poco tempo e ci soffermiamo solo su alcuni dei suoi prodotti. Partiamo con la Ribolla Gialla Spumante che da sempre delle ottime soddisfazioni. In questa annata (extra dry, mentre lo scorso anno era dry) sta forse un po’ sulle sue, ma comunque buono, fresco e beverino come suo solito. In seguito ci dedichiamo ai rossi e quindi Refosco, che si presenta con una nuova etichetta ma anche con delle ambizioni molto differenti. Non si tratta più del base che tanto ci era piaciuto lo scorso anno, ma di un prodotto più evoluto. Perde in freschezza e veracità, ma guadagna in finezza e persistenza, per noi un gran buon Refosco. Passiamo poi a due perle della cantina le due Torri ovvero due Tazzelenghe il 2008 e il 2011. Il 2007 lo conosciamo già, con il suo tannino prorompente, mentre il 2011 ci stupisce per la sua pronta beva che mantiene la particolare tipicità del Tazzelenghe, ma senza quel grandioso tannino del’annata 2007. Chiudiamo con grande blend, il Torri Rosse che mira a mettere assieme tutte le tipicità della cantina e delle sue etichette in un vino più “commerciale” ma anche davvero molto buono e complesso. Chiudiamo con il Franconia, buon vino molto fruttato e fresco, che ci sembra più semplice degli altri anche se più prorompente in bocca. Se si considera il prezzo e la qualità offerta Le Due Torri sono sempre tra i migliori anche quest’anno.

Le due torri

Dopo questo piacevole escursus tra i banchi ci rechiamo al bancone del Friuli dove ci eravamo registrati inizialmente e assaggiamo due ottimi Picolit, molto persistenti. Più nel dettaglio erano La Sclusa 2011 e Adriano Gigante 2007. Prima di uscire siamo riusciti anche ad assaggiare l’interessante Pignolo 2006 della cantina Collavini. Nove anni di vino ed è ancora molto giovane e fresco, con un tannino che comincia solo adesso a smussarsi un po’.

ultima modifica: 2015-04-13T18:50:52+00:00

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