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Domenica 21 Febbraio una nostra delegazione è stata a Milano per la manifestazione “Live Wine 2015”, il più importante salone internazionale del vino artigianale mai realizzato a Milano, in collaborazione con la manifestazione Vini di Vignaioli-Vins de Vignerons e l’Associazione Italiana Sommelier Lombardia. L’evento si è svolto nel Palazzo del Ghiaccio, un capolavoro di architettura Liberty ripensato interamente per accogliere eventi di rilievo. Qua sotto riportiamo alcune informazioni prese direttamente dal sito ufficiale dell’evento www.livewine.it.

Che vino trovi a live wine?

  È prodotto e imbottigliato da chi lo segue personalmente in vigna e i cantina

•  Viene da un vitigno che non è stato trattato con prodotti chimici di sintesi

•  L’uva da cui proviene è stata vendemmiata manualmente

•  Non contiene additivi non indicati in etichetta

Per questo motivo abbiamo chiesto ai nostri vignaioli di portare a LIVE WINE solo vini che non superino questi parametri:

Limite di 50 mg/l di solforosa totale per i vini rossi
la legge ne permette fino a 150 mg/l

Limite di 70 mg/l di solforosa totale per i vini bianchi e rosati
la legge ne permette fino a 200 mg/l

Limite di 100 mg/l di solforosa totale per i vini dolci  
i limiti di legge vanno dai 200 ai 300 mg/l a seconda delle tipologie

Ci sono piaciute veramente tanto queste specifiche riguardanti Live Wine che abbiamo trovato scritte sul sito web, così abbiamo deciso di trascriverle nel nostro articolo per farvi capire il tipo di evento.

Ecco un rapido resoconto delle degustazioni più interessanti che abbiamo fatto. Non entreremo troppo nello specifico degli assaggi, preferiamo descrivere il percorso fatto dai nostri degustatori, soffermandoci solo sui produttori che ci hanno più colpito.

Foradori: Elisabetta Foradori, la Donna del Teroldego, ci ha fatto degustare quattro etichette prodotte da uve Teroldego. I primi due, il Morei e lo Sgarzon sono ottenuti entrambi vinificando le uve che provengono dai vigneti omonimi e poi messi ad affinare in anfore di argilla a contatto con le bucce per ben otto mesi. Questo tipo di vinificazione mantiene nel vino tutte le caratteristiche date dall’uva e dal terreno. Vini di grande freschezza, dalla trama fitta e minerale. Siamo poi passati al classico Foradori che ci è sembrato in ottima annata. Più cupo dei precedenti, intenso e con già un buon equilibrio gustativo. Teroldego molto tipico e fine. Per ultimo abbiamo assaggiato il Granato 2011, vino che conosciamo bene (link qui della scheda del 2009), ma è ancora molto giovane e potente. Sicuramente si esprimerà al meglio con altro tempo di affinamento.

Casa Caterina: situata in Franciacorta, è una cantina biodinamica che produce vini fuori disciplinare. Questa scelta è stata fatta per avere modio di poter utilizzare i vitigni che vogliono e fare le proprie scelte enologiche senza sottostare al disciplinare di produzione. Qui abbiamo assaggiato un incredibile Pinot Meunier Rosè 2002 che fa ben dieci anni di rifermentazione sui lieviti. Vino non dosato, molto interessante e di ottima beva. Intrigante e persistente.

Il Pendio: siamo sempre in Franciacorta, siamo stati ben accolti dal proprietario Michele Loda che ci ha fatto assaggiare due Metodo Classico non dosati. Il Contestatore, ottenuto da uve Chardonnay e che fa 48 mesi sui lieviti e un blanc de noir, il rosè Brusato Rosa, che di mesi sui lieviti ne fa 36. Entrambi ci sono piaciuti molto, Franciacorta che parlano di territorio e andamento climatico. Vini molto freschi e minerali dove l’uva la fa da padrone.

Barraco: in questa cantina situata a Marsala abbiamo assaggiato un buonissimo vino bianco, il Grillo. Dal colore giallo dorato, sprigiona aromi fruttati e floreali con una bella mineralità di fondo. Anche al palato si conferma buono, armonico e dalla buona persistenza.

Movia: cantina slovena che ci ha stupito con vini molto particolari e naturali. Prima abbiamo assaggiato il Lunar 2008, vino ottenuto da uve Ribolla Gialla in purezza. L’uva viene messa in botti di rovere modificate nell’apertura dove avviene la fermentazione, la macerazione e l’affinamento sulle bucce per circa otto mesi, senza aggiunte di nessun tipo di prodotti chimici. Dopo questo periodo l’imbottigliamento viene fatto per caduta durante la luna piena, senza filtrazione. La maturazione prosegue poi per 8 mesi in barrique francesi. Abbiamo descritto come viene ottenuto questo vino perchè sembrava a tutti gli effetti un rosso, sia nei profumi che nel gusto. Molto buono con un bel tannino di fondo. Alla faccia della Ribolla Gialla! Poi abbiamo provato il Puro Rosè 2005, ottenuto da una prevalenza di uve Pinot Nero. Spumante particolare, infatti il vino base viene affinato in legno per quattro anni, poi a differenza del metodo classico, non viene utilizzato lo zucchero e i lieviti selezionati per la rifermentazione in bottiglia, ma semplicemente il mosto del vino base con i suoi lieviti e con il suo mondo batteriologico vivo. Il vino maturo comincia a fermentare in bottiglia e viene lasciato in cantina per 60 mesi. La sboccatura non viene mai effettuata, ma è compito del consumatore aprirlo nel momento del servizio del vino. Così il vino con i suoi lieviti naturali vive fino alla fine in bottiglia, non invecchia ed è senza conservanti. Un particolarità: prima di stappare bisogna tenere per qualche ora la bottiglia girata al contrario e aprirla poi alla Volèe! Molto buono.

Radikon: Stanko Radikon produce vini molto ricercati e naturali nei pressi Oslavia (Gorizia). Grande sperimentatore e fautore di vini senza l’aggiunta assoluta di prodotti chimici. Abbiamo avuto il piacere di degustare la Ribolla Gialla 2007. Vino ottenuto con una fermentazione a contatto con le bucce, senza il controllo della temperatura e senza aggiunta di lieviti selezionati. Per tenere sempre immerse le bucce durante tutta la macerazione si eseguono 3-4 follature manuali al giorno. Alla fine della fermentazione alcolica i tini vengono colmati e chiusi, il vino rimane a contatto con le bucce  per tre-quattro mesi a seconda dell’annata. Dopo la svinatura il vino riposa in botti di rovere da 25-35 hl, per circa 40 mesi. Vino grandioso, giallo dorato con profumi intensi e complessi. Al palto grande armonia e freschezza con un bel tannino e sapidità di fondo. Di ottima struttura e persistenza, da bere come un rosso.

Ferdinando Principiano: è un produttore di Monforte d’Alba col pallino della viticoltura naturale: non usa alcun prodotto chimico di sintesi in vigna, nessun coadiuvante di fermentazione, e limita al massimo l’utilizzo di anidride solforosa in cantina. Qui abbiamo degustato una bella selezione di etichette, tutte di grande qualità e tipicità. Partendo dal Barbera d’Alba Laura, carnoso e succoso, passando dal Nebbiolo d’Alba Coste, fresco e beverino che affina solo in acciaio prima di esser messo in bottiglia. Siamo arrivati ai tre Barolo. Il buon Barolo Serralunga è il vino più immediato e di pronta beva dei tre e anche il più giovane. Ottenuto dalle vigne più giovani e affinato 24 mesi in botti da 20 e 40 hl. Il Barolo Ravera invece è ottenuto da una resa più bassa in vigna e affinato in botti da 400 litri. E’ più evoluto e complesso del precedente. Profumi tipici di fiori secchi e spezie fini e un gusto pieno e deciso. Grande struttura con un tannino elegante. Per ultimo il Barolo Boscareto, è il più complesso e strutturato, fatto alla vecchia maniera. Senza essere diraspate le uve vengono pigiate con i piedi a cui segue una fermentazione alcolica senza inoculo di lieviti e senza solforosa, che varia dai 40 ai 90 giorni a seconda delle annate. L’affinamento di 36 mesi avviene in botti di rovere da 30 hl. Molto fine ed elegante con un gusto pieno. Lunga la persistenza.

Cascina Roccalini: cantina che conosciamo per l’ottimo Barbaresco assagiato in questa degustazione. Ci siamo fermati per provare il Barbaresco Roccalini 2011. Vino giovanissimo e dalle durezze ancora marcate, ma di grande struttura e complessità. In futuro saprà sicuramente stupire.

Ezio Cerruti: qui abbiamo assaggiato il superbo passito Moscato Sol 2009. Che dire, ci ha lasciato a bocca aperta. Vino elegantissimo e molto fine, con grandissima complessità aromatica che torna bene anche in bocca. Lunghissima la persistenza. Da provare assolutamente!

Lantieri: la produzione di questa cantina, situata sull’isola di Vulcano nella zona di Punta dell’Ufala, è solamente di Malvasia delle Lipari. La qualità di questo vino è veramente molto alta. Un passito molto complesso e minerale. Frutta disidratata e in marmellata, spezie, note agrumate e salmastre date dalla mineralità. Al palato è morbido e vellutato con una bella vena fresca e tanta sapidità. Armonico e dalla lunghissima persistenza.

San Fereolo: Questa cantina produce un Dogliani, diciamo, un po’ insolito. Meno concentrato, vinoso e fruttato di quelli che si trovano solitamente in commercio, ma più fine e adatto all’invecchiamento. Infatti abbiamo assaggiato diverse annate del Dogliani San Fereolo: la 2006, 2005, 2003 e 2001. Tutti vini abbastanza complessi con note fruttate e speziate che dominano. Al palato, pur mantenendo una bella freschezza sono morbidi e evvolgenti. Il tannino è ben presente e integrato benissimo. Una piccola verticale molto interessante. Abbiamo potuto testare come evolve questa etichetta nel tempo. L’annata 2003 è risultata esser la nostra preferita, con una complessità che non ti aspetteresti da uve Dolcetto.

conti

Castello Conti: bella realtà del Nord Piemonte gestita dalle tre sorelle Conti. Si vede dalla foto, anche qui abbiamo avuto la fortuna di fare una piccola verticale, ma di Boca. Annate 2010, 2009 e 1991! Boca molto interessanti.I due più giovani son incentrati su profumi floreali di rosa e violetta e di frutta freschissima con leggera sfumatura speziata. Al palato dimostrano tutta la loro gioventù con grande freschezza e tannino deciso, ma non fastidioso e tanta mineralità. Il 1991 invece ci ha stupito per la vivacità che possiede ancora. Bel colore, con profumi speziati e di frutta che tende alla marmellata. Gusto abbastanza morbido con ancora una bella acidità di fondo ed ha “solo” 24 anni! Ci siamo ripromessi di andare a visitare la cantina, visto che c’è la possibilità di arrivare all’annata 1984 con il Boca.

Togni Rebaioli: Ecco un’altra cantina che ci siamo promessi di andare a visitare il prima possibile. Abbiamo conosciuto Enrico Togni, persona di grande carisma e simpatia. La cantina si trova a Erbanno, in Vallecamonica. I vini che abbiamo assaggiato sono il Lambrù, ottenuto dall’assemblaggio di tre uve, Marzemino, Barbera e Merlot, vino semplice e schietto, ma molto interessante e dall’ottimo prezzo. Il Vidur, ottenuto da uve Barbera e il Rebaioli Cavalier Enrico, un Merlot in purezza. Entrambi vini di qualità molto piacevoli. Siamo riusciti anche ad assaggiare due campionature prese direttamente dalle botti. Due nebbioli, il 2012 che è ancora in botte grande e il 2013 che è in barrique. Entrambi già buonissimi. Incredibile la persistenza aromatica sia nei profumi che nel gusto del 2013.

Tenuta Dornach: qui abbiamo conosciuto Patrick Uccelli e abbiamo degustato tre vini. Il Pinot Blanc XY, fruttato e leggermente speziato. Buona struttura e sapidità. Il Pinot Noir XY, fruttato e floreale con ricordi di tabacco. Vino elegante, già abbastanza morbido con una bella freschezza e tannino fine. Per ultimo un Gewurztraminer veramente eccellente sia nei profumi che nel gusto che viene prodotto solo nei magnum. Elegante e persistente.

Una bellissima manifestazione. Tanti produttori, tantissimi appassionati, in una cornice, quella del Palazzo del Ghiaccio, molto affascinante. A lato dei banchi d’assaggio c’erano dei produttori di formaggi e salumi tipici di gran qualità, dove potersi fermare per ristorarsi con qualche prelibatezza.

Concludiamo dicendo che vini naturali con zero o pochissima chimica aggiunta, non sono una cosa che va di moda, ma il metodo migliore per valorizzare ancora di più quel grande prodotto dell’uomo che si chiama Vino.

Live Wine 2015 a Milano on aprile 25, 2015 rated 4.0 of 5
ultima modifica: 2015-04-25T20:43:51+00:00

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